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1883, Ben Gunn, Billy Bones, Hispaniola, Israel Hands, Jim Hawkins, Jolly Roger, Long John Silver, Mar dei Caraibi, mare, Nave, Robert Louis Stevenson, Tesoro, Treasure Island
“Un altro passo, mastro Hands, e le farò saltare le cervella!”
Talvolta basta rileggere una frase, la descrizione di un’isola, ricordare il nome di una nave o il colore di un pappagallo strepitante per tornare bambini. Semplice.
Oppure, molto più banalmente, è sufficiente mettere in ordine la propria affollata libreria per ritrovare un libro nascosto dietro ad altri libri, come la perla celata da una conchiglia.
E riaffiorano i ricordi, ed espolde la voglia di prendere il mare.
Quando terminai di leggere “L’Isola del Tesoro” avevo nove anni e decisi che da grande avrei fatto il pirata. Non tanto per dire, lo giurai davvero, corpo di mille bombe!
Ora come ora mi vedo costretto ad ammettere che la mia vita ha preso una piega un tantino diversa dagli atti di pirateria, dalla ricerca di tesori nascosti, dalle bottiglie di rum e dalle canzoni cantate in squallide locande che agognavo e ammiravo da ragazzino. Ciò nonostante, anche dopo aver accantonato quel sogno (ma non si sa mai, potrei prendere il largo sulla prima goletta a disposizione), sento di avere avuto l’incredibile fortuna di aver letto il libro giusto al momento giusto.
Perchè ci sono libri che DEVONO essere letti da bambini. Solo così le cose ti rimangono sulla pelle, come tatuaggi. L’Isola del Tesoro è uno di questi; rileggendolo dopo anni, è straordinario scoprire come gli inquietanti promontori dell’Isola, battute e motti pirateschi tornino alla memoria come se appena letti e vissuti. Allo stesso modo parole quali bompresso o bastingaggio, tanto incantevoli e misteriose quanto perfettamente sconosciute a un bambino di nove anni, oggi tornano alla mente come definite parti di una nave, certo… ma sempre impermeate di una sacralità ineguagliabile.
Deciso dunque a rispolverare quelle avventure che da bambino mi avevano così fortemente incantato, seduto in terrazza ho cominciato a rileggere le favolose imprese di Jim, rincontrando con nostalgia il vecchio filibustiere Billy Bones con il suo bauletto da marinaio, Cane Nero e Pew il cieco, il cannoniere Israel Hands e il capitano Flint con il suo tesoro.
E naturalmente rividi lui: il più grande, il più affascinante. Colui che più di tutti porto nel cuore di bambino, il pirata per antonomasia: Long John Silver.
Che magnifico cattivo.
Lo avrete già intuito. La grandezza del romanzo di Stevenson sta prima di tutto nei suoi personaggi. Dal terribile capitano Flint che sotterrò il suo tesoro uccidendo i sei camerati che lo avevano aiutato nell’impresa, al buon dottor Livesey che cura tutti (ma proprio tutti, pirati arrabbiatissimi compresi) grazie alle sue arti mediche. Dal micidiale cannoniere Israel Hands, protagonista di uno dei duelli più avvincenti dell’intero romanzo, al povero Ben Gunn, abbandonato sull’isola.
I personaggi non sono mai caratterizzati in modo semplicistico e, il più delle volte, giungono a essere veri e propri emblemi di valori morali, di vizi o di costumi e usanze storiche.
E non è certo una sorpresa scoprire che tra tutti i personaggi è proprio lui, Long John, il cuoco di bordo, Porco Arrostito, “…l’unico di cui Flint avesse paura…“, il quartiermastro della Walrus, il marinaio con una gamba sola a conquistare i nostri cuori proprio grazie a quell’ambiguità e quella forza vitale che lo rendono unico.
Incredibile ma vero: non Jim Hawkins, protagonista e voce narrante del libro, che si attiene barbosamente alla legge e si fa ingannare ogni sette pagine ma Silver, incostante, micidiale e impetuoso come il mare che solca.
Ma non sono solo gli indimenticabili personaggi ad aver reso questo romanzo un classico intramontabile della letteratura d’avventura; è il canone letterario che viene qui appositamente creato, scolpito nella roccia e che sarà copiato e mantenuto non solo in moltissimi romanzi di mare e filibustieri ma anche in trasposizioni cinematografiche, teatrali e fotografiche. Pirati dei Caraibi, giusto per citare l’esempio più emblematico, è un continuo riferimento a macchie nere e pezzi da otto, per non parlare di tesori nascosti, arrembaggi, ammutinamenti e maledizioni.
Insomma, L’Isola del Tesoro è un libro che non può non essere letto, riletto e ancora ri-riletto. A dieci, venti, trenta, cinquant’anni e ancora, ancora, ancora. Perchè ogni volta che lo riapriremo, sfogliando le pagine ingiallite, avremo la familiare sensazione di sentirci sempre a casa, nella locanda dell’Ammiraglio Benbow magari, o a bordo dell’Hispaniola o al fianco di Long John Silver mentre affrontiamo una folla di inferociti ammutinati, tornando ragazzi con la mente e con il cuore, pronti a imbarcarci alla volta della più incredibile delle avventure, con il Jolly Roger issato sull’albero maestro, il vento in poppa e una canzone sulle labbra:
Quindici uomini sulla cassa del morto,
Yo-ho-ho e una bottiglia di rum per conforto!
Il bere e Satana li ha spediti in porto,
Yo-ho-ho e una bottiglia di rum per conforto!
Affascinante… Devo ammettere che non l’ho mai letto, ma certo lo farò!!! Tra l’altro, io e mio fratello siamo appassionati alla trasposizione (forse non delle più alte artisticamente) che del libro hanno fatto gli ideatori dei Muppets… anzi.. mentre scrivo qui Giacomo lo sta rivedendo per la 3^ volta in 5 giorni!!! =D
Anche il “Pianeta del Tesoro” è fatto bene, lo capisco perchè in questi film il personaggio più riuscito è senz’altro lui, Long Jhon Silver… si può che pronunciarne il nome intero o scriverlo mi fa venire un brivido e la pelle d’oca??
Essendo un libro immortale, non è mai troppo tardi per leggerlo!
Paradossalmente, tra le centinaia di trasposizioni, “Il Pianeta del Tesoro” è una delle più fedeli al libro, con dovizia di particolari e battute pressochè identiche. E il fatto che sia ambientato nello spazio, tra pianeti e astronavi, punta tutto a suo favore; il cocktail di pirateria e mezzi cyborg funziona alla grande, senza contare che la colonna sonora degli 883 garantisce una marcia in più!
Lasciamo stare gli ottoottotre…ma di sicuro una lettura ci sta bene…credo di conoscere la storia grazie ai fumetti del giornalino..:P comunque ottima recensione! :)
Se vuoi un consiglio da pirata, non aspettare altro e leggiti:
“La vera storia del pirata Long John Silver”, Larsson Bjorn
Può soltanto piacere.
Un libro che ho molto amato da ragazzina, soprattutto grazie ai numerosi film.
Sono felice di aver trovato questo blog, spero passerai a trovarmi.
Un bacio.
Luna
Grazie mille, sono felice che ti sia piaciuto. Il libro ovviamente, la recensione in confronto non è nulla!
A presto!
Simone
Ciao simone e se ti va passa a trovarmi!
Bellissima recensione per un libro avventuroso quel tanto che basta per risvegliare il bambino che dorme in noi. Complimenti e quasi quasi ti direi di fare la recensione al mio libro di poesie se ti va .Considera che impiegheresti solo cinque minuti di lettura di ebook visto che ne ho raccolte in una circa cinquantina di pagine. Comunque se vuoi leggere un libro di mare e marinai, e se vuoi dare un’occhiata ad un mio post dove ne parlo, ti consiglio ”Il terzo ufficiale” di Giuseppe Conte. Ciao e a presto Isabella.
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